La Danza del Ventre e le sue origini
Le radici della danza del ventre affondano nella storia del culto religioso e in tutti i cambiamenti che hanno riguardato le donne all’interno delle diverse società religiose.
Si può dire che questa danza è antica quanto la vita stessa, utilizzata come forma propiziatoria con lo scopo di garantire alla comunità della specie umana la fertilità della natura.
La danza del ventre quindi non nasce come spettacolo per allietare gli uomini, ma come danza delle donne e per le donne, collegata ad antichi culti religiosi dedicati alla madre terra e alla fertilità.
Si narra che essa veniva danzata in cerchio attorno alla partoriente, come partecipazione simbolica alla messa al mondo del nascituro, o ancora che venisse utilizzata durante le festività agricole per propiziare un buon raccolto. Dunque la sua natura veniva associata ad una femminilità-fertilità e non vissuta come sensualità. Non si parla di danzatrici ma di Sacerdotesse, ruolo molto ambito perché esse erano la personificazione della Divinità, in alcune religioni erano scelte tra le giovani più istruite ed appartenenti a famigli nobili.
Un grande contributo alla diffusione di questa arte è da attribuire alle popolazioni Rom, che dall’India passando per l’Europa fino alle rive del Mediterraneo, diramandosi verso il medio oriente.
Nel corso di questi spostamenti la danza del ventre subì l’influenza delle diverse culture incontrate, contaminandole fino a ciò che conosciamo oggi, e in particolare quella mantenuta viva nei Paesi Arabi.
La Danza del Ventre e la sua evoluzione oggi
Oggi prevalentemente chi comincia ad avvicinarsi alle danze orientali non lo fa per il culto di una religione a noi molto lontana ma per riscoprire la propria femminilità oramai assopita dalla frenesia e dai ritmi della vita quotidiana.
Le Almee e le Ghawazee
Le Almee
Secondo la descrizione storica nell’Egitto del IX secolo, periodo questo considerato come l’età d’oro della musica e delle arti nel mondo Arabo, la presenza di danzatrici non aveva confronti con l’esiguo numero di cantanti.
Si scelse quindi di istruire alcune di queste danzatrici anche nell’arte della musica e del canto. Il risultato fu quello di avere delle superbe interpreti abili sia nella danza, nel canto e nella musica. Il nome Almee, al plurale awalim, deriva dalla parola Araba “Alema” e sta a significare “donna istruita”.
E’ proprio la ricevuta istruzione che rendeva questa categoria estremamente raffinata e privilegiata a cui ea consentito l’ingresso agli ambiti sociali più ristretti e primo tra tutti il riservatissimo Harem.
Il vestiario, composto da tessuti spesso trasparine, prevedeva la gonna ampia con un corpetto che lasciava scoperto il ventre e molto spesso danzavano con l’ausilio dei veli.
Le Ghawazee
La condizione sociale delle Ghawazee è simile a quella di tutte le popolazioni “zingare”, una vita prevalentemente relegata ai bordi della società più nobile, quindi appartenenti alla schiera delle tribù nomadi, viveva al di fuori dei grandi ceti urbani in accampamenti provvisori. Distinguendosi dall’altra più “rispettabile” categoria quella delle Almee,le rappresentazioni delle Ghawazee, erano delle spontanee rappresentazioni di strada si avvalevano spasso della collaborazione dei componenti maschili della tribù per l’accompagnamento musicale.
La discutibile “cattiva” reputazione di cui godevano tali danzatrici, malviste anche dagli esponenti religiosi, impediva loro l’accesso ai riservati haremed era ritenuto sconveniente, ospitare una “zingara” nella propria abitazione. Il vestiario, generalmente stretto in vita, prevedeva un’ampia scollatura e ampie- lunghe maniche , immancabile l’uso della fascia annodata sui fianchi.
La grande differenza tra queste due distinte categorie di interpreti si basa sul fatto che le Ghawazze sono da considerarsi come interpreti “popolari” di bassa estrazione sociale, che si esibivano prevalentemente in spettacoli di strada, alla presenza di qualsiasi pubblico “pagante”.
Le Almee, sicuramente più raffinate ed appartenenti ad una classe sociale più elevata avevano libero accesso ed erano assai gradite presso i ranghi sociali più elevati, esibendosi prevalentemente in presenza di un pubblico femminile nelle arti del canto e della danza con eleganza ed estrema raffinatezza. Alta particolarità che distingueva questa specifica categoria, era la rigida consuetudine di portare sempre, a differenza delle Ghawazze, il velo nei luoghi pubblici. |